Neve



Previsioni in tempo di crisi
 
Piemonte: niente neve, crisi impianti sci. Chiesto stato calamità
 
(ASCA) - Torino, 9 gen - Mancanza di neve e temperature elevate stanno mettendo in ginocchio gli impianti di risalita piemontesi. Risparmiato il comprensorio della Via Lattea, che ha comunque un impianto di innevamento artificiale adeguato, la gran parte delle stazioni sciistiche sta subendo un forte rallentamento dell'attività. E venerdi' prossimo i gestori che si incontreranno a Bardonecchia dovrebbero formalizzare la richiesta di stato di calamità naturale. Lo conferma il presidente regionale dell'Arpiet Giampiero Orleoni, biellese, che sta sperimentando in prima persona l'effetto della crisi, con una sola seggiovia su cinque in funzione sui suoi impianti di Bielmonte. Stessa situazione a Mera nel Vercellese come al Mottarone nel novarese o a Domobianca nel Vco. Nel Cuneese Limone Piemonte ha alzato bandiera bianca e ha chiuso gli impianti da oggi fino a giovedì. Nella provincia Granda cali del 90% delle presenze a Prato Nevoso, Artesina e Frabosa Soprana. Alcuni piccoli impianti delle valli torinesi, come il colle del Lys, sono fermi.
 
 
Per le 56 stazioni della regione, di cui una parte di proprietà pubblica, e per il loro indotto (che vale fino a 13 volte il costo dello skipass), si parla di un buco già di un centinaio di milioni. Il presidente della Regione Roberto Cota ha confermato l'intenzione di appoggiare la richiesta di stato di calamità degli imprenditori: ''Stiamo verificando i dati - ha però precisato - e se sarà necessario lo faremo''
 
 

 

A fronte delle scarse nevicate che stanno mettendo in grave difficoltà l’intero sistema turistico invernale piemontese, la Regione ha convocato un "tavolo di crisi" il 16 gennaio a Torino. Presenti le Province e le Camere di commercio interessate dai Comprensori sciistici, le associazioni di categoria dei gestori degli impianti di risalita, Arpiet e CuneoNeve, e Finpiemonte.
 
 
“La Regione si è attivata già dopo Natale, incontrando vari rappresentanti del comparto invernale piemontese - commenta l’assessore all’Istruzione, Sport e Turismo, Alberto Cirio – È emersa subito la gravità della situazione a causa di una condizione metereologica a cui si è aggiunta la dura concorrenza francese e valdostana, uniche aree limitrofe dove le nevicate sono state abbondanti. A fronte di questo ho ritenuto indispensabile convocare un tavolo crisi con tutti i protagonisti del settore, per individuare strumenti di sostegno a un comparto, come quello invernale, così importante per l’economia turistica del Piemonte".
 
"Sebbene la legge italiana non preveda per questo caso lo stato di calamità naturale, a differenza di quanto avviene in altre situazioni, stiamo verificando se esistono precedenti specifici in questo senso e la procedura più corretta per chiedere un aiuto straordinario allo Stato. L’assenza totale di nevicate in un periodo così strategico come le festività natalizie e il persistere della situazione hanno creato un danno che difficilmente potrà essere recuperato nel corso della stagione".
 
"Abbiamo già preso contatto anche con Finpiemonte e il presidente Feira sarà, infatti, presente all’incontro di lunedì prossimo. E' necessario coinvolgere attivamente il mondo bancario, chiedendo particolare attenzione e disponiblità nei confronti delle prossime scadenze a carico degli operatori di questo settore".
 
 

 Artesina (CN), 3 gennaio 2012, ore 17,00

Artesina
 
località sciistica del cuneese, fa parte del più vasto comprensorio del Mondolè Ski assieme alle vicine Prato Nevoso e Frabosa Soprana. Per la sua posizione favorevole gode generalmente di un ottimo innevamento per tutta la stagione invernale, offrendo ai suoi frequentatori non solo uno dei più vasti comprensori sciistici del cuneese, ma anche la possibilità di svago e divertimento grazie al buon numero di strutture ricettive moderne presenti nella località.

 

 

 
Trentino: annullata la granfondo Millegrobbe per mancanza di neve
 
LAVARONE, Trento — La mancanza di neve influenza gli impianti sciistici e le competizioni sportive in programma in questi mesi. Ultima in ordine di tempo la 31esima edizione della Granfondo “Millegrobbe” che doveva tenersi il prossimo weekend a Lavarone, ma è stata annullata per l’assenza di fiocchi bianchi.

 

La Granfondo “Millegrobbe” è una delle gare internazionali che si tiene annualmente sulle nevi trentine dell’Altopiano di Lavarone. Quest’anno si sarebbe dovuta svolgere la 31esima edizione, ma, come già accaduto nel 2007, la mancanza di neve ha portato il comitato organizzatore all’annullamento delle gare in programma. Nel comunicato ufficiale l’organizzazione ha aggiunto che non è possibile creare i percorsi di 30 chilometri con la neve artificiale poichè l’acqua non è sufficiente per ricoprire tutto il tragitto delle due tappe in programma. L’edizione è quindi rimandata al gennaio del 2013.
 

fonte: http://www.montagna.tv

 

 
Passo Resia, Alto Adige, 16 novembre 2011, ore 16.45
 


 
Friuli Venezia Giulia: il Wwf: «Poca neve, troppe piste da sci»
 
di Alessandro Cesare
 
Invito alla Regione a ripensare le politiche d’investimento. «Presenze in calo e carenza d’acqua per i cannoni»
 
TARVISIO. l futuro della montagna friulana non può più dipendere soltanto dallo sci. Ne è convinto il Wwf del Friuli Venezia Giulia, che invita la Regione a ripesare le politiche d’investimento legate alla nascita di nuove piste e nuovi impianti. Tre i motivi che giustificano la posizione del Wwf: la poca disponibilità di acqua per produrre neve artificiale, i dati sconfortanti dei flussi turistici nei poli regionali, i buchi nel bilancio di Promotur.
 
«Il recente allarme sull’assenza di risorse idriche necessarie ad alimentare i cannoni sparaneve e la conseguente richiesta, da parte di Promotur, di nuovi bacini in quota, peraltro a scapito di habitat prativi o boscati, con prelievi idrici da rii e torrenti già fragili indipendentemente dagli interventi antropici – scrive in una nota il Wwf – è l’ennesima dimostrazione di quanto andiamo dicendo da tempo: è indispensabile aprire un dibattito sulla necessità di svincolare il destino della montagna dallo sci e di allocare meglio i fattori produttivi, facendo esercizio di maggiore sobrietà finanziaria».

 

Secondo l’associazione ambientalista, le criticità che rendono insostenibile il modello turistico seguito fin’ora dalla Regione, sono sotto gli occhi di tutti: «Basti pensare – aggiunge il Wwf – alla drammatica scarsità di precipitazioni nevose, che si inscrive in un trend di lungo periodo destinato a prolungarsi indefinitamente, e alla conseguente necessità di utilizzo sempre più massiccio di neve artificiale, talora, come dimostrato dai fatti degli ultimi giorni, in condizioni di scarsa disponibilità di bacini idrici e di temperature troppo elevate». Ma non basta.
 
Per il Wwf le dimostrazioni del fallimento della politica regionale sono rappresentate anche «dall’apertura solo parziale della modesta dotazione di piste regionali, dagli andamenti scoraggianti delle presenze su piste e strutture ricettive che si vogliono comunque gonfiare (900 posti a Sella Nevea, 600 sulla Mauria, 800 a Pontebba 1.600 sullo Zoncolan), dalle baruffe chiozzotte su Pramollo e sulle decine di milioni destinati alla costruzione d’un gigantesco impianto di arroccamento al servizio delle piste carinziane, comunque raggiungibili, in tempi del tutto comparabili, via strada».
 
Tutte situazioni che, frutto di una scarsa lungimiranza in passato, stanno provocando pensanti passivi per le amministrazioni pubbliche: «Che dire dei buchi di bilancio Promotur che si sommano agli oneri pubblici sopportati negli anni per la infrastrutturazione dei poli sciistici e alla necessità di investire sull’investimento sbagliato per metter pezze a difetti di progettazione o a previsioni di mercato illusorie?».
 
Dal Wwf però, non giungono soltanto critiche al sistema attuale, ma anche suggerimenti sul da farsi per invertire la rotta: «Servono indagini conoscitive sui bilanci Promotur, prospettiche di mercato sull’industria dello sci, in grado di porre sotto esame i poli sciistici regionali e, almeno, quelli carinziani, sloveni e veneti. Senza dimenticare – conclude il Wwf – gli impatti ambientali conseguenti alla realizzazione di piste, impianti e bacini idrici».
 
 
 
 
L’abbiamo verificato, dati alla mano. In vent’anni in regione si è verificato un aumento medio della temperatura di un grado: é un valore importante per molti fattori» afferma Marcellino Salvador dell’Osservatorio meteorologico regionale dell’Arpa. Un grado può fare la differenza tra una nevicata e una pioggia: è accaduto il 2,3 gennaio, quando a Piancavallo gli attesi fiocchi si sono tramutati in una distesa di pozzanghere. Ma non è il solo dato che fa riflettere su quelli che appaiono come evidenti segni del surriscaldamento globale del pianeta. «In pianura, d’estate s’è rilevato mediamente un grado e mezzo in più nella temperatura rispetto a cinquant’anni fa, mentre il periodo estivo s’è allungato di un mese, sempre rispetto a mezzo secolo fa» ha sottolineato l’esperto dell’Osmer, il quale ha osservato come i valori locali siano omologhi a quelli rilevati dai raffronti storici nelle altre regioni italiane. Le ripercussioni di quel grado in più appaiono significative, non soltanto a livello fisico: possono determinare il prevalere di periodi siccitosi, stante il basso carico nevoso nelle aree montane, con ricadute socio-economiche di rilievo.
 
19 gennaio 2012
 
 
 
appennino

 

Comprensorio di Borgo alle Scale, Appennino Bolognese, 17 gennaio 2012, ore 15.51

 
Appennino: neve quasi assente sul versante tirrenico.
 
Siamo ormai giunti nel cuore dell’Inverno, ma la situazione meteorologica è stata tutt’altro che soddisfacente a livello nazionale, salvo brevi parentesi fredde ed instabili. La causa è stata, fin dallo scorso Autunno, di un Anticiclone delle Azzorre spesso arroccato sul bacino del Mediterraneo, impedendo l’ingresso sia di perturbazioni oceaniche che di saccature artiche. Come viene mostrato dall’immagine qui allegata il deficit pluviometrico negli ultimi 3 mesi raggiunge anche il 50% sulle Regioni centrali, mentre le temperature si sono mantenute mediamente al di sopra della norma fino a 2°C.
 
A farne le spese di tale andamento meteorologico è stato senz’altro l’Appennino che attualmente, il 17 Gennaio 2012, si presenta senza neve fino a quote prossime ai 2000 m in particolare modo sul settore occidentale.
 
E’ il caso dell’Appennino laziale cosi come di quello toscano ed emiliano. In questi casi non hanno sicuramente giovato le ultime irruzione d’aria fredda che hanno interessato la Nostra Penisola. Difatti le correnti dai quadranti Nordorientali sono spesso indice di bel tempo sul lato sottovento all’Appennino, salvo il transito d’innocui addensamenti. Va leggermente meglio sul versante orientale dell’Appennino, dove si scia a Campo Felice, grazie soprattutto alla neve artificiale. Per trovare un manto nevoso soddisfacente bisogna raggiungere i rilievi più alti dell’Abruzzo, come Campo Imperatore, Campo di Giove e Pescocostanzo dove le ultime irruzioni balcaniche hanno fatto salire il manto nevoso fino a 60/100 cm. Nel corso dei prossimi giorni non sono attese intense perturbazioni in grado di arginare il deficit nivometrico.

 

Terminillo (RI), 17 gennaio 2012, ore 14,13
 
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Italia: si diffonde l'innevamento artificiale, danni economici e ambientali
 
Le vacanze sulla neve di fine anno sono trascorse. Il tema dell’innevamento artificiale e naturale ha occupato per più giorni la prima pagina dei giornali. Le statistiche sulla vendita di cannoni da neve testimoniano una vera e propria corsa “agli armamenti”.
 
All’inizio degli anni 90 il Programma nazionale di ricerca della Svizzera NFP 31 sul clima e il turismo ha evidenziato che entro il 2050 solo il 63% dei comprensori sciistici potranno offrire garanzie di innevamento, a fronte dell’odierno 85%. Tale constatazione relativa alla Svizzera vale anche per l'Austria e la Baviera. Un recente studio dell’Università di Graz/A illustra che addirittura la metà delle stazioni sciistiche austriache avranno gravi problemi di innevamento attorno al 2050, poiché si trovano a quote troppo basse.
 
Dopo un buon inizio della stagione sciistica 2002/2003, il riscaldamento delle temperature verificatosi tra Natale e Capodanno ha reso impossibile la produzione di neve artificiale. I costi per l’installazione e la gestione dei cannoni da neve hanno un peso particolarmente rilevante soprattutto per le piccole stazioni di media montagna. La corsa ai cannoni da neve è entrata in una spirale assurda. Si argomenta che in un contesto internazionale è indispensabile dotarsi di impianti per l'innevamento artificiale, poiché i vicini vi fanno ricorso.
 
Gli enti pubblici cominciano tuttavia a stringere i cordoni della borsa. In Francia, come reazione, aumentano le richieste di dichiarare la produzione di neve artificiale un servizio pubblico.
 
Secondo dati forniti dal Service d’études et d’aménagement touristique de la montagne (SEATM), nel 2002 le stazioni di sport invernali francesi hanno investito 46 milioni di euro nella produzione di neve artificiale, con un incremento del 24% rispetto all’anno precedente. Oltre a ciò, sono stati impiegati 25 milioni di euro per la gestione dei bacini di stoccaggio per l’acqua e per livellare le piste. Il SEATM prevede il triplicarsi della superficie innevata artificialmente entro i prossimi 10 anni.
 
 
 
 
Quando la neve tarda ad arrivare
31 dicembre 2011
 
Le perturbazioni di metà dicembre hanno scongiurato il rischio di vacanze di Natale senza neve in molte stazioni sciistiche delle zone prossime ai confini con la Savoia e la Svizzera, ma in molte località alpine, dal basso Piemonte al Friuli, passando per le stazioni di quota medio bassa di Lombardia, Veneto e Trentino, gli operatori aspettano speranzosi neve e turisti. Con le basse temperature i cannoni da neve sono entrati in funzione a tutto spiano. La neve artificiale (o programmata, come viene spesso chiamata) può servire a integrare la copertura, ma da sola non riesce a sostituire la neve naturale. E anche se potesse, con quali costi? Nelle scorse settimane in Tentino, presso la stazione sciistica di Folgaria, un elicottero ha fatto la spola per trasportare la neve dal fondovalle alle piste ancora completamente spoglie. In Piemonte la Regione dal 2007 eroga un contributo pubblico di circa due milioni e mezzo di euro a favore della Società Sestriere S.p.a (dove gli impianti sono di proprietà regionale) allo scopo di garantire l’innevamento artificiale. Per non penalizzare le altre stazioni – anche quelle ricostruite di recente con grande spiegamento di risorse pubbliche, come St.Grée di Viola nelle Alpi Liguri, a quote piuttosto basse dove la neve è tutt’altro che garantita – la Giunta regionale sta lavorando per finanziare ovunque l’innevamento artificiale.
 
Non c’è dubbio che il turismo dello sci su pista costituisca una risorsa economica vitale per molte valli alpine. Ma se tale economia viene a dipendere in tutto e per tutto dai capricci del meteo – chiamiamoli capricci, ma sappiamo bene che il cambiamento climatico è una cosa seria – sarebbe forse giunto il momento di pensare perlomeno a differenziare l’offerta turistica per limitare gli effetti devastanti sull’economia in ogni inverno in cui la neve tarda ad arrivare o non arriva affatto. Secondo una ricerca dell’OCSE, per il 91 % degli attuali comprensori sciistici delle Alpi la presenza di neve naturale (senza innevamento artificiale) può essere considerata certa. Con un aumento medio di 1°C questo valore si abbasserebbe al 75 %. Con +2°C la certezza riguarderebbe soltanto il 61 % dei comprensori e con +4°C solo il 30 %. Ciò significa che in futuro il turismo sciistico si concentrerà sui comprensori migliori; quelli situati in zone prealpine saranno più rapidamente e maggiormente soggetti a mancanza di neve rispetto ai comprensori situati in alta montagna.
 
 Ogni euro investito in innevamento artificiale non fa che rafforzare la dipendenza dal turismo sciistico invernale. La CIPRA chiede da tempo che cessino i finanziamenti pubblici all’innevamento e che questi vengano invece concentrati su interventi a lungo termine e orientati a favore di un turismo distribuito su tutto l’arco dell’anno. Occorre da un lato ridurre la dipendenza unilaterale dal turismo sciistico e dall’altro la dipendenza dal turismo invernale. Per il primo obiettivo le alternative si basano su offerte sia legate alla neve come ad esempio camminate sulla neve, escursioni con le racchette da neve, slittino, ecc., sia indipendenti dalla neve come il turismo della salute, culturale, enogastronomico e convegnistico. Per il secondo obiettivo si tratta di creare una base stagionale più ampia per il turismo, ossia di incrementare il turismo estivo (compresa la stagione primaverile e quella autunnale, spesso del tutto trascurate). Qualcuno ci sta già provando, altri saranno costretti a farlo.
 
 Francesco Pastorelli
 
Per maggiori info: http://www.cipra.org/it
 
 
bormio
 
 
Bormio: cannoni sparaneve in azione a 2000 metri!
 
 
I forti venti di questi giorni hanno portato dalla lontana Russia una bolla di freddo intenso che resterà sulle nostre montagne per tutta la settimana. Grazie alle temperature particolarmente rigide gli uomini della Società Impianti Bormio capitanati dall'ingener Canclini, hanno potuto avviare la centrale innevamento di Bormio 2000 e i cannoni Technoalpin hanno subito scaldato i muscoli dando ampio sfogo alla loro grande potenza. Sono oltre 60 le macchine avviate ininterrottamente da 48 ore che stanno ricoprendo di candidi fiocchi bianchi le pendici del Vallecetta tra quota 2.400 e 2.000. Pronti anche i cannoni posizionati fino a quota 2.800, quasi sulla Cima Bianca, chiamati a dare man forte alle deboli precipitazioni nevose di questi giorni, per preparare al meglio le piste nella zona alta della montagna che dovrebbe aprire agli sportivi già a partire da sabato 31 ottobre se il meteo manterrà queste condizioni. Lo sforzo compiuto in queste ore è davvero grande poiché contrariamente alla stagione scorsa le temperature sono rimaste molto miti fino ai giorni scorsi impedendo qualsiasi attività di innevamento sulla montagna, ma siamo fiduciosi sulle capacità del potente impianto di innevamento Technoalpin che da anni garantisce con estrema efficienza e qualità un'ottima preparazione delle nostre piste. L'obiettivo della Società impianti è di aprire le piste il 31 ottore.
 
 
Cipra: “Pensate al di là del vostro naso!”
 
 “Cambiamenti climatici: pensare al di là del proprio naso!” è il monito contenuto in uno dei dossier realizzati da CIPRA, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, finanziato dalla Fondazione MAVA per la natura.
 
Cipra chiede fortemente un nuovo modo di progettare il turismo montano. Che sposi anzitutto la protezione del clima e il suo adattamento nell’arco alpino, tenendo in debito conto gli effetti ambientali, economici e sociali che i cambiamenti climatici inevitabilmente finiranno col produrre.
 
“Solo il turismo compatibile con il clima merita l’attributo di sostenibile”. Fuori dai giochi le stazioni invernali per le quali è di vitale importanza l’innevamento artificiale, che, per essere garantito massicciamente, deve fare i conti con costi insostenibili e ragguardevoli consumi d’acqua, energia, ecc. Una prassi considerata insensata dagli ambientalisti “perché le risorse economiche disponibili andrebbero investite in opere orientate al futuro e più compatibili con il clima.”
 
Negli ultimi 20 anni sono stati investiti centinaia di milioni di euro per l’innevamento artificiale e oggi è innevata così quasi la metà delle piste da sci. “il turismo sciistico alpino si concentrerà sui comprensori montani migliori e più adatti”, cioè quelli che secondo una ricerca OCSE possono considerare certa sulle proprie piste la presenza di neve naturale. Oggi questa “certezza neve” – su esclusiva opera di Madre Natura - si ha nel 91% dei comprensori sciistici alpini. Una percentuale che scenderebbe al 75% con un aumento medio delle temperature invernali di 1 grado. Al 61% se il termometro segnasse un + 2 gradi. Al 30% con un + 4 gradi. Le condizioni per l’impiego degli impianti d’innevamento peggioreranno soprattutto per le località ad altitudini più basse, come quelle prealpine. Nei prossimi decenni il loro potenziale d’innevamento sarà appena sufficiente per preparare una pista da sci di fondo.
 
Innevamento artificiale nelle Alpi
15/03/2008  
 
Cresce nelle Alpi il numero delle piste da sci dotate di impianti di innevamento artificiale. I circoli ambientalisti e gli operatori del settore del turismo giudicano spesso in modo controverso il tema della neve artificiale. La relazione si occupa sia degli aspetti ecologici che di quelli economici relativi all'innevamento artificiale. Una breve introduzione illustra le origini e lo sviluppo dell'innevamento artificiale. Vengono quindi presentati il funzionamento e il consumo di risorse dei cannoni da neve, la situazione attuale nelle Alpi, i costi e le conseguenze dell'innevamento artificiale per l'ambiente. Completa la relazione un capitolo sui cambiamenti climatici e le prospettive del turismo invernale.
 
 
Rapporto sugli effetti della neve artificiale
19/10/2009
 
Come è noto, la produzione di neve artificiale su vasta scala interessa tutto il territorio alpino. Un recente rapporto del Ministero francese dell'ambiente definisce le dimensioni del fenomeno dell'innevamento artificiale nelle regioni montane francesi, illustra l'impatto sull'ambiente e prospetta le sfide socioeconomiche che si delineano.
 
Il nucleo del rapporto è rappresentato da due blocchi tematici: il primo blocco illustra gli aspetti tecnici e scientifici della neve artificiale e i suoi effetti sull'ambiente. Gli autori sottolineano che negli ultimi anni l'innevamento artificiale ha avuto una forte espansione, caratterizzata tuttavia da una carenza di controlli, per cui non si è tenuto conto degli effetti sulla disponibilità idrica, gli ambienti acquatici e l'approvvigionamento potabile. Secondo il rapporto non sarebbero stati predisposti piani e obiettivi strategici per una gestione sostenibile delle risorse idriche.
 
Il secondo blocco presenta le sfide socioeconomiche per lo sviluppo del turismo invernale. Le località sciistiche hanno iniziato a preoccuparsi del loro futuro e le loro riflessioni si sono estese al problema dei cambiamenti climatici e alle esigenze dei turisti. Gli autori hanno tuttavia constatato che le stazioni sciistiche tendono in generale a restare fedeli alle vecchie strategie. Se continuerà a prevalere questa tendenza, si deve prevedere un costante aumento degli impianti di innevamento. In alcuni punti gli autori del rapporto sostengono che il modello "Ski-total" dovrebbe essere messo in discussione e che una svolta è ormai inevitabile.
Circa il 20% della superficie delle piste delle 330 aree sciistiche francesi vengono attualmente innevate artificialmente; questi dati, insieme ad altre informazioni di base, come i costi e le tendenze in atto in Francia, vengono presentati nella parte introduttiva del rapporto "Innevamento artificiale: situazione attuale, impatto ambientale, note socioeconomiche". Il rapporto è integrato da 15 raccomandazioni per gli attori che si confrontano con il tema della neve artificiale.
 
Il rapporto "Innevamento artificiale: situazione attuale, impatto ambientale, note socioeconomiche" è disponibile in francese e può essere scaricato su
 
 

 
Previsioni di un tempo
 
SICCITA' FINO AL 2006?
 
Luca Mercalli, SMI
 
TORINO, 12 Gen 2002 - “La siccità in montagna durerà fino al 2006”. E’ il titolo di un articolo a firma di Giovanna Favro, apparso su La Stampa di sabato 12.01.2002. Lo dichiara Augusto Biancotti, direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, che guida – continua l’articolo – “il solo gruppo di ricercatori italiani impegnati - con la Regione (Piemonte) - a studiare l’andamento del clima in montagna”.
 
“ Si scopre che le montagne olimpiche sono le più aride del Piemonte”. Già la carta delle precipitazioni medie in Italia 1921-50 lo mette in evidenza, seguita – per quanto riguarda la neve – anche dalla carta “La nevosità in Italia nel quarantennio 1921-60”, entrambe edite da quello che fu un tempo il nostro glorioso Servizio Idrografico Nazionale. La caratteristica “xericità intralpina” fu confermata dall’aggiornamento delle serie eseguita da CASTELLANO C. & MERCALLI L. (1997) - La neve in Valle di Susa: analisi climatologica (Nimbus 10), dove è anche pubblicata la carta della nevosità delle montagne olimpiche. Una citazione in merito apparve del resto anche su “Le precipitazioni nevose sulle Alpi piemontesi, trentennio 1966-1996”, curata dallo stesso Biancotti nel 1998: “le stazioni valsusine mostrano precipitazioni nevose ridotte non tanto come frequenza ma come quantità. Nell’ultimo trentennio si assiste a una diminuzione delle precipitazioni nevose in questa regione”.
 
Oggi l’articolo su La Stampa, incalza “ Siamo all´interno di un mutamento climatico che renderà sempre più grave, anno dopo anno, l´emergenza-siccità, fino a toccare il culmine probabilmente proprio intorno al 2006, l´anno dell'evento mondiale”. L’affermazione appare un po’ troppo perentoria, alla luce delle conoscenze attuali di dinamica del clima, ma il prosieguo dell’articolo induce a ritenere che sia frutto di un effetto giornalistico. Biancotti pone infatti dei condizionali e delle ipotesi che smorzano in parte questa “boutade”.
Il punto è che questo “clima olimpico” fa mutare opinioni e posizioni con molta facilità.
 
 
 
 
Inverni neri o bianchi?
 
Bardonecchia, 19 marzo 1999. Sono le ore 21 di un’asciutta sera primaverile. Il centro turistico delle Alpi Cozie è polveroso, anche quest’anno poca neve. Tengo la conferenza “ Inverni neri o bianchi? Il futuro dell’innevamento in Valsusa in relazione al clima globale”, che sarà poi replicata a Condove, bassa valle, il 31.03.1999. Ne avevo già scritto anche su Il Sole 24 Ore, il 20 settembre 1998. I giornali ne riparlano. Il Comitato olimpico non ha ancora assegnato a Torino l’evento del 2006 e queste notizie “delicate” infastidiscono anche la Regione e gli operatori turistici. 

 

bardonecchia

 

Bardonecchia (TO), loc. Melezet, 27 dicembre 2001.
Le piste innevate artificialmente spiccano tra i prati brulli per la siccità (foto SMI/PM)

 

Nevicherà ancora.
 
Torino, 26 marzo 1999 – Sala Rischi Naturali della Regione Piemonte, presso il CSI Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo), ore h 11.30. Conferenza stampa dal titolo “Nevicherà ancora.”, convocata dall’Agenzia Turistica Locale delle Valli di Susa e del Pinerolese. Ovviamente non vengo invitato, ma mi accredito come giornalista de “La Repubblica”. Atmosfera tagliente. Alcuni funzionari cercano di illustrare con malcelato imbarazzo che la possibile mancanza neve non rappresenta un problema per le competizioni olimpiche, meno che mai in Val di Susa. E’ vero, qualche stagione ha fatto cilecca, ma sono casi isolati. E poi ci sono i cannoni. E se farà caldo per via del riscaldamento globale? Risposta: Non ci sono sicurezze su questo argomento. La comunità scientifica è ancora divisa su questo problema e quindi tanto vale ignorarlo”.
 
Chiedo la parola facendo notare che le considerazioni relative alla scarsa nevosità della Val di Susa, un potenziale rischio per le Olimpiadi 2006, sono già state espresse l’anno prima dallo studio sulla neve in Piemonte effettuato dallo stesso servizio regionale del quale siamo ospiti, e mostro la pagina 37. Gelo siberiano, l’incontro si conclude a denti stretti.
 
Sono passati poco meno di tre anni e l’atteggiamento appare ora radicalmente mutato. Nell’articolo del 12 gennaio 2002 si legge infatti “questo fenomeno [addirittura la transizione dal clima padano a quello mediterraneo]pare essere di lungo periodo, ed ha a che fare con il riscaldamento del pianeta, che è iniziato a metà dell´Ottocento, ed è aggravato dall'effetto serra”.

 

L'INCUBO DELL'INVERNO "NERO"
 
di Luca Mercalli
da "Il Sole 24 Ore", 20.09.1998
 
(...)
 
E’ proprio di questi giorni la conclusione di uno studio, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che ha consentito di analizzare i dati di oltre 60 località del Piemonte e della Valle d’Aosta dai primi anni del secolo ad oggi. Da questo lavoro, presentato mercoledì scorso alla XXV edizione della Conferenza Internazionale di Meteorologia Alpina tenutasi a Torino, emerge che, a partire dal 1981, esiste una netta evidenza di riduzione della nevosità. Ben 12 degli ultimi 17 anni presentano infatti un innevamento inferiore alla media del trentennio precedente.
 
Se consideriamo la serie dei dati di Bardonecchia, vediamo ad esempio che la quantità media di neve che cade in un anno è passata dai 257 cm del periodo 1961-80 ai 191 del 1981-96, con una riduzione del 26%. Tra questi anni magri, non sono mancati veri e propri estremi negativi, con gli inverni "neri" del 1981, 1989 e 1990. In sostanza, nevica meno e fa più caldo anche d’inverno, con il risultato che il manto nevoso ha una minor durata. Il problema dell’aumento termico a scala globale, ormai riconosciuto senza riserve dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come fenomeno in atto, rischia inoltre di compromettere l’efficacia dell’innevamento programmato, dal momento che i noti cannoni sparaneve sono piuttosto esigenti in fatto di opportune combinazioni di freddo e umidità dell’aria.
 
Di questi timori si era già parlato diffusamente in un bel convegno dall’accattivante titolo "Neve e clima", tenutosi a Ginevra nel settembre 1994, al quale - sebbene espressamente invitati - parteciparono ben pochi decision-makers del ramo turistico. In quell’occasione, fra altri lavori, un’équipe di ricercatori di Météo-France illustrò gli effetti di un futuro più caldo sulla durata dell’innevamento nelle Alpi francesi: a 1500 m, nel giro di qualche decina d’anni, i giorni con suolo bianco potrebbero diminuire di 30-40 unità, passando, per citare qualche esempio, da 174 a 132 nella regione del Monte Bianco e da 100 a meno di 60 nei massicci più meridionali. Sarebbero dunque i comprensori sciistici delle quote medio-basse a soffrire di più per i colpi dell’effetto serra, come ribadisce il vasto e approfondito rapporto PROCLIM redatto dall’Accademia delle Scienze elvetica, che - non a caso - quantifica in svariati miliardi di franchi le potenziali future perdite economiche nel settore del turismo invernale e del suo indotto.

 

cannone sparaneve

 

Questa linea di ricerca fa riflettere sull’avventatezza con la quale ancora oggi vengono effettuati faraonici investimenti per la costruzione di impianti di innevamento programmato che probabilmente avranno un maggior futuro come irrigatori per fiorenti pascoli d’alta quota. Neve e freddo sono i principali ingredienti anche per la formazione e il mantenimento dei ghiacciai alpini, di cui molto si è detto durante questa lunga ed eccezionalmente calda estate 1998. Inutile dire che anche loro battono in ritirata. Il fenomeno dell’arretramento dei ghiacciai è in atto da oltre un secolo, ma in effetti, nell’ultimo decennio questa situazione si è aggravata. In particolare, proprio la stagione appena trascorsa ha causato un’imponente fusione, da due a quattro volte superiore alla media. In termini economici, che significato rivestono i 600 km2 di ghiaccio italiano? Pur non essendo gran cosa rispetto ai 3000 km2 dell’intera catena alpina, il loro ruolo è in primo luogo ambientale. Il ghiacciaio è un patrimonio paesaggistico di grande fascino, un elemento d’attrazione turistica insostituibile. Le pessime condizioni dei ghiacciai di quest’estate non hanno mancato di sollevare stupore tra la folta comunità degli alpinisti che si sono trovati alle prese con percorsi completamente rivoluzionati. Ma al di là del ruolo ricreativo, il ghiaccio è una riserva d’acqua per le valli alpine, che seppur limitata, contribuisce ad alimentare buona parte del sistema idroelettrico dell’Italia settentrionale. Per qualche anno, la maggior fusione glaciale si tradurrà anche in maggior disponibilità d’acqua, ma quando molti dei piccoli ghiacciai a quote medie saranno scomparsi, verrà improvvisamente a mancare un elemento caratteristico del ciclo dell’acqua.

 

Altre implicazioni di queste variazioni climatiche, come la migrazione delle specie vegetali e la comparsa di nuovi parassiti nocivi all’agricoltura e alle foreste, pur essendo al momento difficili da prevedere e quantificare, fanno parte di una lunga lista di alterazioni dell’equilibrio degli ecosistemi che deve essere tenuta in considerazione. Il territorio alpino, per la sua singolarità sia ambientale sia culturale, è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici. Che essi siano causati dall’uomo o derivino da una naturale evoluzione dell’atmosfera terrestre, a questo punto non ha più importanza. Il ruolo del costante studio e controllo dei parametri climatici è attualmente quello di consentire una previsione di tendenza a medio o lungo termine. Gli "scenari climatici" che i climatologi si sforzano di produrre con sempre maggior affidabilità, non devono restare sterili esercizi accademici, ma costituire un elemento di scelta e di pianificazione per dirigere l’economia e il costume di una società. E’ pur vero che la statistica non offre certezze ma solo probabilità. Ma quand’anche i risultati offerti dai modelli siano di poco superiori al casuale lancio della moneta, non c’è ragione di non considerarli. Potrebbe essere troppo tardi agire sotto l’incalzare degli eventi, climatici, s’intende.

 

 

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